Tanos: l'emigrazione meridionale in Argentina e Uruguay

una ricerca visuale sulla memoria storica del Sud Italia

Circa

“Tanos: l’emigrazione meridionale in Argentina e Uruguay” è una ricerca video-fotografica, parte integrante di un progetto di tesi dottorale che si realizzerà tra gennaio e luglio 2014 attraverso un lavoro di campo etnografico con le comunità di emigranti meridionali (e loro discendenti) residenti in Argentina e Uruguay. L’obiettivo della ricerca è recuperare la memoria collettiva di uno dei capitoli più importanti della storia del meridione raccogliendo le testimonianze dei protagonisti e le immagini conservate negli archivi familiari (album di famiglia, corrispondenze, documenti personali di ogni genere, etc.) da essi custoditi. Sostieni anche con un piccolo contributo questa ricerca e darai il tuo apporto allo sviluppo culturale e sociale del Meridione.

 

MAGGIORI INFORMAZIONI SUL PROGETTO.

Per capire le dimensioni del fenomeno va ricordato che, durante meno di un secolo di migrazioni (1870-1960), corrisponde a circa 2 milioni il numero di emigranti meridionali arrivati nei porti di Montevideo e Buenos Aires con lo scopo di migliorare la propria condizione sociale ed economica.

La presenza massiccia dei meridionali nel Cono Sud e testimoniata dall’uso diffuso dall’appellativo “Tano” (diminutivo di Napolitano), con cui si etichettavano tutti coloro che provenivano dal porto di Napoli e, in seguito, quanti provenivano dall’intera penisola italiana.

La ricerca inizia formalmente nel 2009, dopo un primo viaggio  fatto per conoscere da vicino alcune comunità di emigranti campano-lucani e loro discendenti residenti nella Provincia di Buenos Aires (Argentina) e a Florida (Uruguay).

Durante tale permanenza fu possibile constatare come tradizioni popolari e culti religiosi importati dal Sud Italia si fossero perpetuati e diffusi anche all’interno delle comunità locali. Ne è un chiaro esempio il culto di San Cono, Santo di origini lucane venerato in appena due località del Sud Italia (Teggiano e Cessaniti) e che, invece, grazie alle catene migratorie verso il Rio Platense, si è convertito nel culto religioso più popolare della Repubblica Orientale dell’Uruguay.

Sono questi i segni chiari di una storia recente che va necessariamente recuperata e preservata prima della scomparsa dei protagonisti dell’ultima fase migratoria (1946/1960). Con tale obiettivo nel 2011 è stato presentato ed accettato un progetto all’Università di Barcellona che cerca di approssimarsi al fenomeno attraverso la sua dimensione visiva.

Nel concreto, si vuole conoscere il fenomeno recuperando, da un lato, la testimonianza diretta dei protagonisti (mediante video-interviste), e, dall’altro, quell’incredibile patrimonio documentale rappresentato dagli archivi familiari. È infatti nell’ambiente privato di emigranti e loro discendenti dove si custodiscono gelosamente ricordi di storie di vita familiare sublimate in fotografie, corrispondenze e ogni sorta di documento (passaporti, biglietti dei piroscafi, ecc.), tutti comunque tracce di vicende familiari che nel loro insieme definiscono la memoria collettiva di tutto il Mezzogiorno.  

Negli ultimi due anni, dopo un secondo viaggio in Sudamerica, la ricerca si è centrata su quegli emigranti che, dopo aver trascorso oltre 20 anni in Argentina o Uruguay, hanno deciso di tornare nel proprio paese Natale. 

A cosa servono i fondi

Nonostante i numerosi riconoscimenti ricevuti, questa ricerca non ha mai beneficiato di nessun tipo di finanziamento, cosa che ha reso difficile la fase finale del progetto. Con la somma richiesta, potranno essere coperte le spese basiche per la infatti realizzazione di un lavoro documentale della durata di 6 mesi a stretto contatto con alcune delle comunità di emigranti meridionali, e dei loro discendenti, insediatesi in differenti località dell’Argentina e dell’Uruguay tra il 1870 e la seconda post-guerra. In tal modo potranno essere raccolti documenti visuali e testimonianze che aiuterebbero a colmare il vuoto lasciato nella storia da tutti coloro che partirono senza far più ritorno nei propri paesi di origine.

Se pensate che non sia possibile progettare e costruire il futuro di un territorio senza conoscerne prima la memoria storica che ne ha configurato il presente, appoggiate anche con un piccolo contributo questa ricerca.  Muchas gracias a todos!

COME VERRANO SPESI I FONDI

Gli importi qui esposti sono stati quantificati pensando ad una ricerca della durata di 6 mesi (gennaio/luglio 2014) che si realizzerà in diverse località della Provincia di Buenos Aires (Argentina), Montevideo e Florida (Uruguay).

1- Viaggio in aereo Roma-Buenos Aires : 900 euro

2- Spese basiche (vitto e alloggio): 300 euro al mese (totale per 6 mesi: 1800 euro)

3- Spese di viaggio per spostamenti tra i due paesi: 300 euro

4- Assicurazione per danni e furto delle apparecchiature video-fotografiche: 180 euro

5- Spese per la riproduzione dei materiali d’archivio: 120 euro

6- Spese per premi:  250 euro

7- Backup on-line di tutti i documenti video-fotografici: 130 euro

Commissione piattaforma: 320 euro

Totale: 4000 euro

A proposito dell'autore

Fabio Ragone è un fotografo nato a La Spezia nel 1977. Vive per diversi anni a Taranto dove si diploma come Tecnico Chimico Biologico, studio che lo aiuterà tantissimo nella pratica di Laboratorio Fotografico.  Dal 1996 vive tra Napoli, per gli studi universitari intrapresi, e Teggiano (SA), il comune lucano di origine paterna che tutt’oggi è continua ispirazione per la sua ricerca fotografica.

Dal  1998, iscritto all’Accademia di Belle Arti di Napoli,  per ben quatro anni fa parte del gruppo artistico “Quartapittura” diretto dai Prof. Ninì Sgambati e Franz Iandolo, impegnato nella ricerca e sperimentazione di un’arte di massa, partecipando a diverse esposizioni collettive per gallerie, enti pubblici e privati. Nel 2001 è allievo del Fotografo di Teatro Fabio Donato e della Prof. e saggista Ennery Taramelli, docenti grazie ai quali si avvicina alla fotografía d’autore apprezzando fotografi come Walker Evans e Luigi Ghirri.

Nel 2002, durante un anno, risiede a Granada (Spagna) con il fine di realizzare il proprio progetto di tesi accademica. Qui, presso la Facultad d Bellas Artes , frequenta i corsi di Francisco Fernandez  (Fotoreporter)  e Vincente Del Amo (Fotografo d’Architettura). Tale esperienza forma tecnicamente Ragone soprattutto grazie al gran numero di ore passate in camera oscura.

Nel 2003 termina il percorso universitario con la presentazione di un progetto fotográfico e audiovisuale dal titolo “El viaje”, diretto dal Prof. di Mass Media Mario Franco.

Dal  2004 al 2005 studia e si diploma presso l’Istituto d’Arte ISA Boccioni di Napoli  come Tecnico in “Fotografia e Grafica Pubblicitaria”. Sono questi gli anni in cui inizia la ricerca fotografica, tutt’ora in atto, sulla residua memoria storica della Lucania Occidentale, dilaniata nell’ultimo ventennio  da un inarrestabile processo di “dissolvenza” del patrimonio urbano e naturalistico e di “diluizione” culturale. In particolare, inizia una ricerca dedicata a Romagnano Al Monte: comune campano-lucano abbandonato e saccheggiato dopo il terremoto del 1980.

Nel 2005, per due anni, studia ancora presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli ottenendo l’abilitazione all’insegnamento per la classe di concorso denominata  “Arte della Fotografia e Grafica Pubblicitaria”.

Nel 2007 si trasferisce a Barcellona dove lavora come fotografo freelance, docente di Fotografia e Storia dell’Arte presso Scuole pubbliche e private.

Dal 2009, dopo un viaggio realizzato in Sud America, inizia una ricerca sulla cultura visuale dell’emigrazione meridionale in Argentina e Uruguay. Nel 2011 la ricerca viene presentata e accettata come progetto dottorale per il programma di studi in Educazione del’Arte presso l’Università UB di Barcellona. Tale progetto prevede una collaborazione tra il dipartimento di Belle Arti e quello di Antropologia.