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#Leggermente

Gli studenti di Lecco a supporto di arte, cultura e turismo

  • La campagna di raccolta fondi è #Leggermente prolungata

    La campagna verrà prolungata di 50 gg, per permettere di informare meglio tutti i potenziali sostenitori, creare momenti di divulgazione pubblica e ricevere il supporto dai canali istituzionali.

    #Leggermente - Gli studenti di Lecco a supporto di Arte, Cultura e Turismo.

    Grazie in anticipo per il tuo contributo e non dimenticare di aiutarci a diffondere la raccolta fondi tramite i canali social.

  • Grazie ai commercianti di Lecco - gli studenti del Parini a caccia di fondi

    Oggi gli studenti del Parini di Lecco sono andati per la città per coinvolgere i commercianti e i negozi di Lecco per supportare la loro iniziativa per restaurare la Cappella di Villa Manzoni.

    Si ringraziano

    ARAMARA

    CAFFE’ MARCHIONI

    CATTANEO LIBRERIA

    CORREDO CASA

    EDICOLA VALSECCHI

    LE FORME

    PETIT BATEAU

    POLLERIA VERTEMATI

    THREESIXTY

    WELLCOME

    C

    Mi raccomando contibuate a sostenere la nostra causa a favore della città di Lecco. Noi studenti di Lecco a sostegno di arte, cultura e turismo. #Leggermente.

  • Grazie grazie grazie, la campagna di raccolta fondi è iniziata

    Sosteneteci!

    Abbiamo lanciato la campagna venerdì 23 e in pochi giorni abbiamo raccolto più di 500€. Ma come ben sai il traguardo è ancora lontano. Abbiamo bisogno ora del tuo contributo.

    Partecipare alla campagna è facilissimo. Basta scegliere una ricompensa in prima pagina nella colonna a destra e seguire le istruzioni che in 30 secondi ti porteranno a completare la donazione.

    Per esempio perchè non scegliere quella con il biglietto di ingresso al museo manzoniano?

    Sostieni anche tu la campagna di crowdfunding civico allo scopo di restaurare la Cappella di Santa Maria Assunta nella Villa di Alessandro Manzoni a Lecco.

    Gli studenti del Badoni, Manzoni, Medardo e Parini di Lecco.

    Noi a supporto di Arte Cultura e Turismo.

    Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l’uno detto di san Martino, l’altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega: talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune. Per un buon pezzo, la costa sale con un pendìo lento e continuo; poi si rompe in poggi e in valloncelli, in erte e in ispianate, secondo l’ossatura de’ due monti, e il lavoro dell’acque. Il lembo estremo, tagliato dalle foci de’ torrenti, è quasi tutto ghiaia e ciottoloni; il resto, campi e vigne, sparse di terre, di ville, di casali; in qualche parte boschi, che si prolungano su per la montagna. Lecco, la principale di quelle terre, e che dà nome al territorio, giace poco discosto dal ponte, alla riva del lago, anzi viene in parte a trovarsi nel lago stesso, quando questo ingrossa: un gran borgo al giorno d’oggi, e che s’incammina a diventar città. Ai tempi in cui accaddero i fatti che prendiamo a raccontare, quel borgo, già considerabile, era anche un castello, e aveva perciò l’onore d’alloggiare un comandante, e il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli, che insegnavan la modestia alle fanciulle e alle donne del paese, accarezzavan di tempo in tempo le spalle a qualche marito, a qualche padre; e, sul finir dell’estate, non mancavan mai di spandersi nelle vigne, per diradar l’uve, e alleggerire a’ contadini le fatiche della vendemmia. Dall’una all’altra di quelle terre, dall’alture alla riva, da un poggio all’altro, correvano, e corrono tuttavia, strade e stradette, più o men ripide, o piane; ogni tanto affondate, sepolte tra due muri, donde, alzando lo sguardo, non iscoprite che un pezzo di cielo e qualche vetta di monte; ogni tanto elevate su terrapieni aperti: e da qui la vista spazia per prospetti più o meno estesi, ma ricchi sempre e sempre qualcosa nuovi, secondo che i diversi punti piglian più o meno della vasta scena circostante, e secondo che questa o quella parte campeggia o si scorcia, spunta o sparisce a vicenda. Dove un pezzo, dove un altro, dove una lunga distesa di quel vasto e variato specchio dell’acqua; di qua lago, chiuso all’estremità o piuttosto smarrito in un gruppo, in un andirivieni di montagne, e di mano in mano più allargato tra altri monti che si spiegano, a uno a uno, allo sguardo, e che l’acqua riflette capovolti, co’ paesetti posti sulle rive; di là braccio di fiume, poi lago, poi fiume ancora, che va a perdersi in lucido serpeggiamento pur tra’ monti che l’accompagnano, degradando via via, e perdendosi quasi anch’essi nell’orizzonte. Il luogo stesso da dove contemplate que’ vari spettacoli, vi fa spettacolo da ogni parte: il monte di cui passeggiate le falde, vi svolge, al di sopra, d’intorno, le sue cime e le balze, distinte, rilevate, mutabili quasi a ogni passo, aprendosi e contornandosi in gioghi ciò che v’era sembrato prima un sol giogo, e comparendo in vetta ciò che poco innanzi vi si rappresentava sulla costa: e l’ameno, il domestico di quelle falde tempera gradevolmente il selvaggio, e orna vie più il magnifico dell’altre vedute.