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OPHELìA

storia di un personaggio irregolare

A proposito del progetto

Cos’è Ophelìa?

Ophelìa è uno spettacolo teatrale scritto da Giacomo Sette e interpretato da Giulia Fiume e Federico Le Pera.

Racconta la storia dell’Amleto di Shakespeare vista e vissuta dai personaggi di Ofelia e Fortebraccio.

Il personaggio di Ofelia affronta l’aspetto intimo dell’Amleto. Ophelia racconta l’amore, il sesso e il rapporto in un’epoca dove la parità di genere non era neanche contemplata e la sessualità era considerata demoniaca di per sé. La sua storia d’amore col Principe, ma anche lo strano rifiuto che questo le oppone nella Prima scena del Terzo atto, la pazzia, prima di lui, poi di lei, le ipocrisie e la stupidità della corte e dei cortigiani, la scoperta della sessualità, gli obblighi che un nobile deve allo status quo. Il suo punto di vista è quello di una ragazza che si fa sedurre dall’intellettuale bello e dannato, principe della corte. Il desiderio di una ragazza innamorata, la sua intraprendenza, l’esigenza di venire ricambiata e rispettata.

Il personaggio di Fortebraccio funge da bussola narrativa nel flusso di coscienza di Ofelia e da contraltare ironico e talora comico alla tragedia dell’Amleto. Il suo obiettivo è quello di dimostrare quanto egoista e cieco possa essere il potere che sacrifica la stabilità dello stato e la sicurezza dei sudditi per rincorrere vendette e interessi personali.

https://www.facebook.com/OPHEL%C3%ACA-542387752625588/

Perché abbiamo creato Ophelìa?

Un piccolo aneddoto.

“Sei troppo sveglia per interpretare Giulietta”

“Sei troppo adulta per Ophelia”

“Desdemona la immagino bionda”

Insomma!

Dopo una decina di risposte del genere, essendo ricorso l’anniversario per i 400 anni dalla morte di William Shakespeare ed aver aderito a svariati provini sul tema, vado ad assistere presso un cinema aderente all’iniziativa, l’ “Hamlet” andato in scena al Barbican di Londra, che vede come protagonista il mitico Benidict Cumberbatch, 40 enne conclamato, accompagnato da attori altrettanto bravi quanto adulti, Ophelia compresa. Uscita da lì, ecco montare la rabbia. La concezione teatrale italiana prevede come principio alla base della scelta di un ipotetico cast artistico, la verosimiglianza, concezione paradossale rispetto all’idea stessa di “teatro”.  Troppo spesso non ci si impegna a ricercare l’attore preparato e capace, da “plasmare” secondo una personale idea registica e quindi non necessariamente somigliante al personaggio che Shakespeare descrive nelle sue sinossi (principio a cui lui per primo andava contro, se si pensa che prima ancora che subentrassero le attrici donne, venivano addirittura interpretate da uomini), bensì a trovare quello più verosimile, d’estetica s’intende.

Risultato?

Attori e attrici che hanno studiato a lungo (lunghissimo!) per rappresentare scenicamente qualcosa di molto distante da loro stessi, si ritrovano ad essere catalogati per stereotipi e “giusti” solo per “quello piuttosto che per quell’altro”, mentre acerbissime “Giuliette” meritano il titolo solo perchè  giovanissime e “come da sinossi”.

Dopo due anni di silenzio, ho avuto motivo di re-incontrare Giacomo, che da sempre stimo innanzitutto come autore, il quale mi propone una roba per il teatro. Lo incalzo chiedendogli esplicitamente di rivisitare L’Amleto, spiegandomi così come ho fatto con voi.

Entusiasta mi dice un “Sì” grosso quanto un loft confortevole al centro storico e fissiamo degli appuntamenti di scrittura, previo acquisto di due traduzioni dell’ Amleto ...

OPHELìA” nasce dunque da un’urgenza.  E cioè quella di rispettare profondamente un mestiere che prevede fatica, sacrificio, “nudità” e non necessariamente la giusta estetica.

Un ritorno alla libertà primordiale insita nella scelta di voler essere attore, nel senso più primitivo del termine:

Poter essere tutto, ed anche se stessi.

Andiamo ai Perchè più “alti”.

Ofelia è il più innocente dei personaggi di Amleto, la più ingiusta tra le morti.

Quando si tocca il tema della violenza sulle donnesi recupera l’immagine della Desdemona di Otello, come archetipo shakespeariano del femminicidio. Ma c’è, secondo noi, un nucleo già in Ofelia. Perché Ofelia muore, forse suicida, in seguito ad una crisi psicotica. Impazzisce, all’improvviso. I cortigiani e i monarchi imputano la causa alla morte del padre (Polonio), per mano di Amleto. Ma per noi gli atomi di quella pazzia mortale sembrano già spuntare nella Scena Prima dell’Atto terzo. Amleto, davanti agli occhi della corte nascosta a spiarli, rifiuta Ofelia per confondere i nemici. Il suo obiettivo è vendicare la morte del padre punendo l’assassino: suo zio Claudio. Per farlo adotta una strategia: “fingersi” pazzo. Quando la corte indaga sulla causa di questa pazzia, Amleto sfrutta Ofelia per trovarsi un alibi: la sua è pazzia d’amore.

Amleto rifiuta Ofelia, accusandola di essere una “ragazza facile” e augurandole di finire i suoi giorni in convento, perché nessun uomo l’avrebbe più voluta.

Abbiamo immaginato che questo non fosse solo un escamotage teatrale  per infittire la trama e l’effetto tragico dell’Amleto. Ancora nell’epoca in cui Shakespeare scrive la sua opera, (1600-01), e quindi già nell’epoca in cui è ambientata la vicenda, (1300 circa), la castità e la verginità di una donna erano molto più che un valore per il bigottismo morale: erano merce di scambio, potere economico. Ofelia non solo era innamorata, (ricambiata), di Amleto, ma, come suggerisce lo stesso Shakespeare, ne era anche l’amante. Insomma, per l’epoca,Ofelia da letteralmente tutta se stessa ad Amleto e Amleto la getta nell’onta per realizzare, indisturbato la sua vendetta: giusta o sbagliata che sia. È forse qui la prima avvisaglia di quella pazzia che esploderà con la morte di Polonio e arriverà a compimento col presunto suicidio?

Abbiamo quindi voluto lavorare su quest’ipotesi, senza discostarci dal testo Shakespeariano, ma, anzi, giocando, teatralmente, proprio sull’epoca, i personaggi e i ruoli che lui ha proposto, come fossero reali, possibili, storici appunto. Ne scaturisce una tragi-commedia politica e sentimentale in cui erotismo, dannazione, stupidità umana, potere, saggezza, pazzia, speranza si mischiano per un’esplosione di emozioniche in qualche modo ricalca la vita reale e che viene espressa dalla commistione di generi: dramma, comicità, canzone, flusso di coscienza, narrazione, fiaba, metateatro, buffoneria e poesia fusi in un ritmo incalzante, che coinvolga il pubblico fino all’acme finale.

A cosa serviranno i fondi ?

Con il vostro indispensabile aiuto

3000 euro serviranno per: 

- pagare regolarmente tutti i professionisti che prenderanno parte alla realizzazione del progetto

  1. un regista 
  2. tre attori
  3. una grafica
  4. un scenografo/costumista
  5. un light designer
  6. un drammaturgo

- coprire le spese di scenografia,costumi e allestimento.

- avviare il fondo di produzione dello spettacolo nella prossima stagione!

500 euro:

- commissione Ulule.

- spese di spedizione, t-shirt, stampe ( copione, silloge, locandine).

Seguiteci:https://www.facebook.com/OPHEL%C3%ACA-542387752625588/

A proposito del progettista

Gli attori.

Giulia Fiume è attrice, regista e sceneggiatrice teatrale e cinematografica. Si forma, tra i vari, con Massimiliano Bruno, Luciano Melchionna, Matteo Tarasco, Micheal Margotta, Stefano Reali. La formazione come attrice la impegna per 6 anni.

A 20 anni debutta a Roma con “Il testamento del Marchese del Grillo”, insieme a due Maestri: Enzo Garinei e Carlo Croccolo. Da lì approda al Bagaglino, accompagnando Pippo Franco e Martufello, interpreta Cecile ne “Le Relazioni Pericolose” con Corrado Tedeschi. Lavora al fianco di Fioretta Mari, Giorgio Pasotti e tanti altri.

Fioretta Mari sarà anche protagonista di Amore, Psiche e Psicolabili, testo teatrale scritto e diretto da Giulia Fiume.

Nel cinema la vediamo in “Confusi e Felici” di Massimiliano Bruno, “Suburra” di Stefano Sollima e prossimamente, in televisione, la troveremo protagonista di “Sotto copertura 2” al fianco di Claudio Gioè e Antonio Gerardi.

Federico Lepera . Attore e musicista. Da piccolo è stato testimonial del Mulino Bianco e della Omnitel per diversi anni. Ne 1998 ha partecipato al film "La leggenda del pianista sull'oceano" di Giuseppe Tornatore. Nel 2000 ha recitato come protagonista al musical teatrale "The full monty" con la regia di Gigi Proietti, cui è seguita una tournée di 3 anni.

Nel 2008 ha interpretato il ruolo di Davide Palmieri nella fiction "Tutti pazzi per amore" con la regia di Riccardo Milani (Rai Uno); ha inoltre lavorato come doppiatore per alcuni lavori della Publispei sempre in onda sulla Rai.

Nel 2010 ha scritto e interpretato, con Fefo Forconi, le musiche dello spettacolo teatrale "Il Sogno"di A. Strindberg regia Matteo Tarasco, presso l'Acquario Romano.

Nel 2012 ha interpretato il ruolo del Tenente Stefano Santi nella web serie "Radio City" con la regia di Carlo Alberto Moretti.

In teatro dal 2012 è in scena con "Dignità Autonome di Prostituzione", regia Luciano Melchionna.

Nel 2013 partecipa allo spettacolo a cura della Fondazione Alda Fendi "INACCESSIBILE" con al regia di Raffaele Curi. Nel 2013 gira il film "Peace, Love and Freedom" di Giangiacomo Ladisa, con Philippe Leroy, nel ruolo del Telecronista sportivo. Nel 2014 ha partecipato allo spettacolo a cure della Fondazione Alda Fendi "OCEANO ADRIATICO" con la regia di Raffaele Curi.Nel 2014 debutta al Festival di Benevento con lo spettacolo teatrale ENRICO IV(ma forse no) di Pirandello, con la regia di Matteo Tarasco.

Nel 2015 partecipa allo spettacolo performativo a cura della Fondazione Alda Fendi "NEL TEMPIO DI ELEFANTINA" con Domiziana Giordano, regia Raffaele Curi. Nell'ottobre del 2015 va in onda su di RAI 1 con la Fiction "E' ARRIVATA LA FELICITA' ", regia Riccardo MIlani e Francesco Vicario. Durante l'iniziativa "Open House" del 2016, ha recitato le poesie di Umar Khayyām, dirette da Francesco Scandale, presso la galleria Fondazione Alda Fendi. "Nel 2016 ha preso parte allo spot di "Santa Margherita wine" con la Panorama Film. Nel dicembre 2016 è stato protagonista dello spot pubblicitario "Lexus" con Jude Law. 2017 ha preso parte allo spot pubblicitario "Poste Italiane", inoltre è stato in scena al Teatro della Cometa con "Le belle notti" di Gianni Clementi, regia di Claudio Boccaccini.

L'autore

Giacomo Sette, drammaturgo, regista, attore e direttore di scena nasce a Roma nel 1989 e si forma qui come regista teatrale. Nel 2013 è tecnico e attore in “Pinocchio Opera Rock” di Giovanni de Feudis con Giorgio Pasotti, Andrea Garinei e Giulia Fiume. Lo stesso anno il suo primo testo teatrale, “Storia di Lei e di Lui”, viene messo in scena al Teatro Belli da Giulia Fiume con Nika Perrone. Tra il 2014 e il 2015 lavora come direttore di scena per Enrico Roccaforte e Clara Gebbia in “Paranza il miracolo”, con Filippo Luna prodotto da Teatro di Roma e Teatro Biondo Stabile di Palermo. Con Enrico Roccaforte collabora per il Laboratorio Filo Rosso in Carcere (Regina Coeli) e Pasolini: Una vita al confine, Teatro Mediterraneo Occupato con Filippo Luna e Irene Maiorino. Nel 2016 è attore a fianco di Daniele Amendola e Valentina Morini in “Passeggeri” di Giancarlo Zanon per la regia di Simone Amendola. Scrive “B/Ride”, interpretato da Martina Giusti con cui vince due importanti concorsi romani e “Dal Castello Guardo La Luna” per la Compagnia Habitas (Matcovich-Antonelli), con cui vince la Residenza Officine EST della Regione Lazio.

Dal 2013 si forma come attore nel Laboratorio Scatola Magica di Valentina Gristina.

Nella primavera del 2016 fonda Anonima Sette (Caporossi, Mattiocco, Lochi, Angelucci, Clerici), con cui viene selezionato nel Festival della Resilienza di Macomer curando la drammaturgia dello spettacolo itinerante della Residenza e collabora con Habitas al Fringe di Roma e con Coturno 15 (Bramante, Accardi) al Plautus Festival.