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Una t-shirt per sempre pulita

Sostenete i diritti dei lavoratori del tessile

A proposito del progetto

VI PIACEREBBE UNA T-SHIRT SEMPRE PULITA?

E' una T-SHIRT  prodotta nel pieno rispetto dei diritti umani, da alcuni lavoratori che hanno conosciuto sulla loro pelle lo sfruttamento e il maltrattamento. Il 21 ottobre 2002, i lavoratori della fabbrica thailandese Bed & Bath avevano iniziato a protestare per le loro condizioni di lavoro. Quando si sono presentati al lavoro, hanno trovato la loro fabbrica chiusa. I proprietari erano scomparsi senza dare loro alcun preavviso, sottraendogli un totale di circa 400.000 dollari (16 milioni di baht) in stipendi arretrati e risarcimento. Gli operai si sono accampati presso gli uffici del Ministero tailandese del Lavoro per chiedere al  governo di intervenire. Una campagna di solidarietà internazionale ha fatto pressione sui marchi che si rifornivano presso la  Bed & Bath (tra cui Nike, Reebok, Adidas e Levi Strauss) perché si assumessero le loro responsabilità. Dopo una battaglia di tre mesi i lavoratori hanno vinto e hanno ottenuto un risarcimento dall’Employee Support Fund del governo.

Circa 40 di quei lavoratori hanno preso prestiti bancari, li hanno raggruppati e hanno aperto una piccola cooperativa di abiti a Bangkok nota come “Solidarity Factory”, in cui si producono i vestiti sotto il loro marchio “Dignity Returns”. Sfortunatamente non è facile per il gruppo esportare i loro prodotti fuori della Thailandia. Noi abbiamo importato queste magliette ed ora le mettiamo a vostra disposizione. I fondi che raccoglieremo li utilizzeremo per aumentare l’appoggio ai sindacati locali, seguire i casi di violazione dei diritti del lavoro in tutto il mondo, produrre ricerche e rapporti di denuncia, garantire il lavoro dei difensori dei diritti umani. 

WOULD YOU LIKE A T-SHIRT FOREVER CLEAN?

It's a T-shirt produced in full respect of human rights, by some workers who have experienced on their skin exploitation and abuse.At October 21st 2002, workers at the Bed & Bath factory in Thailand started demonstrating when they showed up at work and found their factory locked. The owners had vanished without giving their employees any warning, owing them a total of approximately US$400,000 (16 million baht) in back wages and compensation. The workers camped out at the offices of the Thai Ministry of Labour to make the government take action. An international solidarity campaign put pressure on the brands sourcing at Bed & Bath (amongst others Nike, Reebok, adidas and Levi Strauss) to take responsibility. After a three-month struggle the workers were victorious and received compensation from the government's Employee Support Fund. Due to the efforts of the Bed & Bath workers a landmark change was enacted in Thai compensation laws, so that workers employed for more than six years now receive 60 day compensation when laid off instead of the 30 day compensation they would previously get. The owners have yet to be arrested for illegally laying off a total of 850 workers without notice/compensation.
About 40 of the workers took bank loans, which they pooled together to open a small garment cooperative in Bangkok known as the Solidarity Factory, in which they produce clothes under their own brand Dignity Returns. Being their own bosses, they balance decent working conditions with paying off their loan. Unfortunatally it is not easy for the group to export out of Thailand. The Clean Clothes Campaign imported these shirts in 2010. These shirts are made with organic cotton.

CHI SIAMO

Campagna Abiti Puliti è innanzitutto un nuovo modo di pensare. Vuol dire porsi di fronte al consumo in maniera critica e consapevole, senza abbandonarsi ciecamente a ciò che la moda impone.

Da 20 anni, a livello internazionale, ci battiamo affinché gli abiti che indossiamo siano prodotti in maniera equa e giusta, nel rispetto dei diritti di chi lavora. Siamo una coalizione di organizzazioni, sindacati, ong da sempre schierate apertamente dalla parte dei più deboli. Di coloro che rischiano la vita, ogni giorno, sul loro posto di lavoro.

Pretendere che gli abiti siano “puliti” significa ammettere la necessità di un cambiamento: non è più accettabile che gli indumenti per essere confezionati richiedano orari di lavoro massacranti, straordinari non retribuiti, nuove forme di schiavitù, ricatti, molestie sessuali, violenze fisiche e psicologiche. Non è più accettabile soprattutto dal momento in cui ne siamo consapevoli.

About us

The Abiti Puliti campaign is first and foremost a new way of thinking. It means approaching consumer goods in a critical, conscious manner without giving in blindly to what fashion dictates.

For 20 years we have fought at global level to ensure the clothes we wear are produced in a fair, equitable manner with respect for the rights of the workers. We are a coalition of associations, trade unions and non-governmental organisations which have always sided openly with the weakest members of society: of those who risk their lives, every day, in the work place.

To demand and expect that our clothing is "clean" means admitting the need for change: it is no longer acceptable that the production of clothing requires hours of back-breaking labour, unpaid overtime, new forms of slavery, blackmail, sexual harassment and both physical and psychological violence. It is no longer acceptable, in particular as we are aware of these factors. 

COSA FACCIAMO

Questo è il nostro compito: informare quante più persone di ciò che si nasconde dietro gli abiti che acquistiamo. Aumentare la consapevolezza di ciò che accade nelle fabbriche dell’abbigliamento. Fabbriche sparse ovunque: Bangladesh, Cina, India, Sud America, Africa. Ma anche la civile Europa e la nostra cara Italia. Difendere i diritti dei più deboli, nei luoghi più reconditi del mondo, vuol dire anche lottare per i nostri diritti.

Le emozioni che ci avete regalato con le vostre firme e il vostro supporto, il riconoscimento dei lavoratori e delle lavoratrici finalmente “liberi”, la convinzione che non possiamo fermarci proprio ora: tutto questo non ha prezzo.

Tutto il resto, invece, un prezzo ce l’ha. Aumentare l’appoggio ai sindacati locali, seguire i casi di violazione dei diritti del lavoro in tutto il mondo, produrre ricerche e rapporti di denuncia, garantire il lavoro dei difensori dei diritti umani: sono processi che necessitano di risorse. Per questo chiediamo il vostro aiuto: se siete convinti ancora che siamo sulla strada giusta, sosteneteci con un piccola donazione. In cambio saremo onorati di offrirvi un piccolo dono di riconoscenza.

What we do

And this is our very task: that of informing as many people as possible what is concealed behind the clothes we buy. To increase the awareness of what goes on inside clothing factories. Factories dotted around the globe: in Bangladesh, China, India, South America and Africa. But also in civilised Europe and our own beloved Italy. To defend the rights of the weakest, in the most remote parts of the world, also means fighting for our own rights.
The emotions you have given to us with your signatures and your support, the recognition of the workers of both sexes who are  “free” at last, and the conviction that we can't stop just now: all this is priceless.
Everything else does have a price, however. Increasing support for local trade unions, following cases in which workers' rights are violated throughout the world, carrying out research and reporting such cases, guaranteeing the work of human rights defenders: all these processes require funds. That's why we are asking for your help: if you are still convinced we're on the right path, support us with a small donation. In exchange we will be honoured to offer you a small token of our recognition.

L'ABBONAMENTO AD ALTRECONOMIA

Tra i doni messi a disposizione di chi sceglierà di supportarci c'è un imperdibile abbonamento annuale ad "Altreconomia". 

“Altreconomia” è un mensile nato nel novembre del 1999. Da allora, obiettivo di “Altreconomia” è di dare visibilità e spazio a stili di vita e iniziative produttive, commerciali e finanziarie ispirate ai principi di sobrietà, equità, sostenibilità, partecipazione e solidarietà. In questo, particolare attenzione è dedicata ai temi del commercio equo e solidale, dell’ambiente, della finanza etica e della cooperazione internazionale.

Oggi "Altreconomia" è edita da una cooperativa composta essenzialmente dai lettori della rivista. I soci a fine 2010 sono oltre 450. Un esempio pressoché unico nel panorama editoriale italiano, una straordinaria garanzia di indipendenza e correttezza dell'informazione.

Anche per questo, "Altreconomia" è un piccolo “caso editoriale”, che vive solo grazie ai suoi lettori: non ha mai ricevuto nessun tipo di finanziamento pubblico, seleziona le pubblicità (al massimo il 10% dell'impaginato)escludendo aziende e realtà non adeguate alla linea editoriale, e privilegiando realtà dell'economia solidale. 

THE SUBSCRIPTION TO ALTRECONOMIA?

Another gift made ​​available to those who choose to support us is an unmissable annual subscription to "Altreconomia."

"Altreconomia" is a monthly magazine born in November 1999. Since then, the purpose of "Altreconomia" is to give visibility and space in lifestyles and production initiatives, commercial and financial inspired by the principles of simplicity, fairness, sustainability, participation and solidarity. , special attention is dedicated to the issues of fair trade, the environment, business ethics and international cooperation.

Today "Altreconomia" is published by a cooperative composed essentially by the readers of the magazine. The members at the end of 2010, were more than 450. A unique example the Italian publishing scene, a unique guarantee of independence and accuracy of information.

Even so, "Altreconomia" is a small "publishing event", which lives only thanks to his readers, he never received any type of public funding, select advertisements (more than 10% dell'impaginato) excluding companies and reality not appropriate to the editorial line, and actually favoring solidarity economy.

ALCUNE CAMPAGNE

Tante le campagne che abbiamo portato avanti in questi anni. Tanti i risultati raggiunti. Ma molto lavoro ancora c’è da fare.

Nel 2011 abbiamo lottato per abolire la sabbiatura dei jeans, una tecnica di sbiancatura dei jeans che in pochi mesi può comportare la morte per silicosi di chi la pratica. Anche grazie a voi, abbiamo reso pubblico il problema, imponendo ai marchi protocolli di sicurezza a tutela dei lavoratori.

Nel 2012 sono scoppiati due gravissimi incendi alla fabbrica Ali Enterprises in Pakistan e alla Tazreen in Bangladesh dove sono arsi vivi centinaia di lavoratori. Le fabbriche erano trappole per topi: porte bloccate, senza uscite d’emergenza, senza estintori. Gli operai sono morti soffocati o lanciandosi dalle finestre. Da allora stiamo lavorando al fianco delle vittime per ottenere giustizia e un equo risarcimento a tutela dei sopravvissuti da parte delle multinazionali coinvolte.

L’ultima tragedia riguarda il crollo del Rana Plaza, l’edificio di otto piani in Bangladesh, che è costato la vita a più di 1100 persone. Una strage. Lo stabile conteneva due fabbriche di abbigliamento che lavoravano per diversi marchi internazionali. Grazie a voi abbiamo già ottenuto la firma di un importante accordo vincolante per garantire la sicurezza e prevenire gli incendi nei luoghi di lavoro. Il nostro impegno è ora rivolto a costringere le aziende a fornire supporto e un adeguato risarcimento alle vittime e ai loro familiari.

Non lasciamoli soli.

SOME CAMPAIGNS

We have carried out many campaigns in recent years. And reached many results. But a great deal of work still remains to be done.

In 2011 we fought to abolish the sandblasting process used to fade blue jeans which can lead to death from silicosis in just a few months for workers involved. We have made this problem known to the public also thanks to you, forcing brands to follow safety protocols to protect their workers.

In 2012 two very serious fires broke out at the Ali Enterprises factory in Pakistan and the Tureen factory in Bangladesh where hundreds of workers burned to death. The factories were mouse traps: with blocked doorways, no emergency exits and no fire extinguishers. The workers either suffocated to death or jumped to their death from the windows. Since then we have been working side by side with  survivors and the family members of the victims to obtain justice and a fair amount of compensation from the multinational companies involved.

The latest tragedy regards the collapse of the Rana Plaza, the eight-storey building in Bangladesh, which cost the life of 1000 people. A massacre. The building housed two clothing factories which worked for several different international brands. Thanks to you we have already been able to conclude an important binding agreement to guarantee safety and prevent accidents in the work place. Our commitment is now aimed at forcing companies to provide support and adequate compensation to the  survivors and the family members of victims.

Please, let's not leave them alone.

PER MAGGIORI INFORMAZIONI

Potete consultare il nostro sito, venire a trovarci sulla nostra pagina Facebook o seguire il nostro account Twitter

MORE INFO

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RINGRAZIAMENTI

Ringraziamo tutti coloro che hanno  collaborato gratuitamente per la costruzione e lo sviluppo di questa campagna. In particolare un abbraccio caloroso a Anna Fazi, Maria Di Pietro, Alberto RoveriLesley Bourgon, Matteo Sala.

THANKS

We thank all those who worked for free for the construction and development of this campaign. In particular, a warm hug to Anna Fazi, Maria Di Pietro, Alberto Roveri, Lesley Bourgon, Matteo Sala.

A cosa serviranno i fondi ?

I fondi raccolti ci serviranno per aumentare l’appoggio ai sindacati locali, seguire i casi di violazione dei diritti del lavoro in tutto il mondo, produrre ricerche e rapporti di denuncia, garantire il lavoro dei difensori dei diritti umani: sono processi che necessitano di risorse. Per questo chiediamo il vostro aiuto: se siete convinti ancora che siamo sulla strada giusta, sosteneteci con un piccola donazione. 

A proposito del progettista

Dal 1989 la Campagna Abiti Puliti si impegna per assicurare il rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori attraverso la sensibilizzazione e la mobilitazione dei consumatori, la pressione sulle imprese e i governi. A queste azioni si affianca la solidarietà internazionale diretta ai lavoratori che si trovano ogni giorni a lottare per la conquista dei loro diritti. La Campagna, presente in 14 paesi europei, è un’alleanza di organizzazioni provenienti dal mondo del sindacato e delle ONG che si occupano di un ampio spettro di tematiche: dai diritti delle donne ai diritti umani, dalla cooperazione allo sviluppo alla sensibilizzazione dei consumatori. Si basa su una rete di più di 200 partner nei paesi di produzione che identificano problemi e obiettivi, e ci aiutano a sviluppare strategie e campagne efficaci. Collabora con campagne gemelle negli Stati Uniti, in Canada e in Australia.

In Italia la Campagna Abiti Puliti è promossa da Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Coordinamento Nord/Sud del Mondo, Fair e Manitese. Aderiscono: altrAqualità, Assobotteghe, Ctm-Alromercato, Fondazione Cuturale Responsabilità Etica, Gas Birulò, Libero Mondo, Rete Radie Resch, Guardavanti Onlus.